La mostra si presenta con la convulsa immagine dell'opera di Hieronymus Bosch, Trittico delle Tentazioni di Sant'Antonio (1501 circa, Lisbona Museo National de Arte Antiga), un'opera ancora oggi discussa e controversa.

La natura visionaria e allucinata dell'opera ci porta subito in un contesto simbolico in cui l'esistenza umana è vista come un viaggio impervio e costellato di presenze bizzarre, demoniache e angeliche; il viaggio non è solo quello del singolo uomo ma dell'intera umanità.

L'Abate Antonio, nella storia dell'arte, è considerato il santo delle tentazioni demoniache: l'eremita si trova circondato da presenze tentatrici che congiurano contro le sua integrità e sull'isolamento che sceglie di seguire.

Inizia così il viaggio dello spettatore della mostra Tentazioni d'Artista,organizzata dal ART on STAGE, la creazione dell'arte ci guida in mondi magici e surreali, è d'obbligo lasciarsi trasportare dai sensi, una continua lotta tra la potenza del male e irrazionalità opposte a moralità e razionalità.


Le grandi tele di Fabrizio Molinario(Novara, 1968) rappresentano delle facce espressioniste, quelle che ognuno di noi nasconde dentro di sé, tra le rughe della mimica facciale, facce mostruose in cui potersi identificare e sperimentare emozioni, lasciarsi tentare a volte dal bene o dal male. Ma sono anche sguardi indagatori, come guardiani sembrano controllare il passaggio.


Il mondo surreale dell'opera di Bosch è ripreso da Riccardo Corciolani(Novara, 1984), ritroviamo il tema e i protagonisti espressi con il suo stile fumettistico che ne caratterizza i disegni. Personaggi mostruosi e mascherati sono testimoni di un mondo contemporaneo senza inibizioni e fatto di trasgressione, anche le tentazioni sono ridotte a breve emozioni, sentimenti usa e getta che sono parte di un sistema al collasso. Un grasso frate e un maiale sono il simbolo di una realtà opulenta e satura di materialità, eppure il medico della peste sembra volerci ricordare che siamo fragili e destinati alle sofferenze.

 

Il concetto di tentazione è parte integrante della teologia cattolica, un concetto impalpabile, ma che condiziona le azioni umane. Le opere di Walter Simonetti(Bagnone, 1949) sono espressione di un'arte antica, artigiana, la maestria dei suoi mosaici ci riportano alla tradizione degli affreschi ravennati. Le tessere serrate racchiudono quel contrasto tra la vanità e l'attrazione dei colori accesi, degli ori divini, con una simbologia di moralità cristiana: un cristo morente ci tenta a sacrificarci all'amore verso il prossimo senza ricompense, il valore della famiglia e di socialità.


Davide Baroggi(Locarno) si ispira alla figura femminile, in particolare al nudo. Il nudo femminile ha una lunga tradizione nella storia dell'arte, dalla preistoria ad oggi la donna è stato simbolo di tentazione e allo stesso tempo è sempre una “Madre Venere”, l'artista esprime questa duplice natura con uno stile pittorico espressionista carico di colore ed energia. Richiama alla memoria quel sentimento di erotismo grottesco che i film erotici italiani degli anni '80 innescavano, dove attrici come Laura Antonelli e Gloria Guida erano icone di fantasie nascoste e proibite.

 


Le opere di Futurboba(Gravellona, 1978) vogliono essere un pensiero tentatore per lo spettatore della mostra, vuole dare uno stimolo alla creazione immensa e completa, come quella divina, che illumina e apre gli occhi e la mente; una creazione a metà che richiede uno sforzo di ricerca, di confronto per completarsi. Le opere sono polimateriche composte da fotografie, pittura, pennarello e inserti in cartoncino.


Il fotografo Massimo Fassina(Vigevano), inizia giovanissimo ad utilizzare il mezzo fotografico in modo concettuale e sperimentale. In questa mostra porta degli scatti che hanno come protagonisti il corpo femminile e maschile, si lascia alle spalle tutti i riferimenti letterari e artistici da Dante a Bosch, dimentica i riferimenti religiosi per concentrarsi sulla realtà contemporanea. Quello che vediamo nelle fotografie sono le tentazioni della nostra quotidianità, la vera protagonista è la luce, che è studiata e composta nei particolari per portare l'occhio dove il fotografo vuole.


Le cose che ci attraggono sono diverse ma una in particolare, in modo trasversale, tenta chiunque: il denaro. Così l'artista Stefano Invernizzi(Novara) presenta un'installazione, un manichino muto trasformato in un idolo che ci sussurra attraverso un video. L'opera agisce sulla moralità dello spettatore, tenta a commettere un atto illegale, fa leva sul libero arbitrio, la responsabilità di ogni azione è solo nostra. Un simulacro alla società contemporanea e a una parte intrinseca di essa.


 

Nell'ultima parte troviamo il lavoro a quattro mani di due artiste, vicine per amicizia e professione, Grazia Simeone (Novara)e Serena Leale (Novara). L'installazione che presentano è un domino, un gioco, ma anche un dialogo, ogni tessera è una parte di viaggio reale o immaginario che ci tenta a lasciarci trasportare o a resistere alla fuga. In questo lavoro si sono abbandonate alla tentazione di una creazione libera, andando alla scoperta di un nuovo impulso per ottenere un risultano comune. Ogni tessera è una piccola opera, come tante pagine di un diario, personale e privato, su cui fissano un'emozione, un ricordo, un'esperienza.

 

Nell'ultima sala incontriamo il lavoro video del regista Valerio Incerto(Sicilia, 1972). La sequenza video si apre con l'albero della vita, un Adamo portatore del peccato originale, simbolo per eccellenza della tentazione e di ciò che comporta. Immagini e musiche composte dall'artista per creare un'atmosfera estraniante, portano lo spettatore in un mondo altro, forse nel sogno di Adamo.


La mostra è parte della VIX Rassegna Letteraria della città di Vigevano, a cura di Gaia Rotango.


INAUGURAZIONE VENERDì 16 OTTOBRE ORE 18.30

ORARI: MER-GIOV-VEN DALLE 17 ALLE 20 / SABATO E DOMENICA DALLE 11 ALLE 20

STRADA SOTTERRANEA, VIGEVANO



 

Come Sant'Antonio percorriamo un viaggio in un Purgatorio tra le tentazioni degli artisti...


Da quella parte onde non ha riparo

la picciola vallea, era una biscia,

forse qual diede ad Eva il cibo amaro.

Tra l'erba e ' fior venìa la mala striscia,

volgendo ad ora ad or la testa, e 'l dosso

 leccando come bestia che si liscia.

Rassegna Stampa