Immagine grafica realizzata da Alessandra Occa
Immagine grafica realizzata da Alessandra Occa

ART on STAGE inaugura sabato 22 marzo dalle ore 18, la mostra fotografica “Dietro l'occhio”, che vede coinvolti 3 fotografi: Stefano Farina, Marco Giardini e Giulio Colli Franzone.

Il titolo della mostra evoca non solo la persona fisica del fotografo che sta dietro l'obiettivo, ma vuole rimandare anche a tutto quel processo attraverso il quale si formano le immagini dietro il nostro occhio, cioè nella mente.

La visione è un fenomeno molto complesso che coinvolge oltre agli occhi, diverse strutture cerebrali, la realtà che ognuno di noi vede è in parte da noi stessi creata in modo autonomo e soggettivo.

Noi vediamo per acquisire una conoscenza del mondo e la visione è il meccanismo più efficiente per arrivare a questa conoscenza. La luce, che raggiunge gli occhi, penetra fino agli strati più profondi, qui si genera un segnale che attraverso il nervo ottico raggiunge in diverse zone il cervello, queste reagiscono agli stimoli e selezionano le informazioni in base a ciò che già fa parte della nostra cultura.

E' difficile, quindi, stabilire ciò che i sensi trasmettono al cervello del mondo esterno e ciò esso autoproduce, e diventa impossibile “vedere” tutti la stessa immagine.

Gli scatti fotografici colgono non solo un paesaggio ma anche una sensazione, un'emozione e un'atmosfera del momento e tutto il mondo che appartiene a chi le scatta.

I fotografi qui presenti utilizzano macchine e tecniche diverse, ma ciò che che colpisce è proprio la loro personalità che emerge.

 

Marco Giardini (Milano, 1964, www.marcogiardini.com) presenta la serie Russian Private Lifestyle, scatti ironici e provocanti realizzati durante un viaggio in Russia. Immagini di bagni pubblici, dell'Aeroporto di Rostov, di fabbriche di Mosca e uffici commerciali, in cui protagonisti sono specchi rotti, piastrelle ricoperte di muffa e vecchie tubature, solo in alcuni scorci si intravedono delle persone, colti nell'intimità del momento e bloccate nel silenzio di questi spazi.

Giardini, che viaggia molto spesso per lavoro, con questa serie ha colto delle particolari situazioni, che tutti conosciamo e viviamo ma siamo soliti non osservare, va oltre la superficie tirata a lucido degli edifici e luoghi soliti del turista per cercare uno scorcio di vita privata, personale e quotidiana. Luoghi brutti, sporchi, che ci repellono, in cui non ci soffermiamo ma che hanno quel fascino della desolazione, segnati dal passaggio dell'umanità.

Similmente nelle fotografie di Stefano Farina (Lecco, 1977), realizzate durante diversi soggiorni in Islanda, ciò che emerge è la ricerca di famigliarità, di un luogo che possiamo chiamare “casa” anche quando ci si trova in scenari lontani e molto diversi da quelli in cui viviamo. La serie dal nome Gluggi, finestra in islandese, raccoglie un miscuglio di sensazioni, dalla nostalgia alla solitudine, dalla curiosità alla voglia di scoperta. Lasciandoci trasportare dalle immagini ci ritroviamo in questi spazi caldi e accoglienti da cui osservare con tutta la calma il paesaggio fuori, apparentemente disabitato, solo a tratti si vedono i segni lasciati dall'uomo, lo sguardo si dirige verso i grandi spazi spesso freddi e inospitali della terra dei ghiacchi.

 

Giulio Colli Franzone (Vigevano, 1978) presenta degli scatti casuali, realizzati con le tecnica dell'infrarosso su pellicola. Proprio grazie all'uso di questa tecnica il risultato sono delle immagini quasi surreali, in cui i colori dei paesaggi risultano eccessivamente bianchi contro cieli bui. Anche qui protagonista è il paesaggio, la presenza dell'uomo è parte di esso, gli edifici diventano elementi immobili della natura. Colli Franzone si concentra su una ricerca della luce in tutte le sue sfumature. Unica fotografia fuori dal coro è quella della mendicante, realizzata con la tecnica del bianco e nero.

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