"La vulnerabile parola dell'arte"

MARIA LAI

MARCO PILI

LUISA FACELLI & ROBERTO GIANINETTI

ANTONELLO RUGGIERI

MICAELA SALA

MAURO PANICHELLA

GIULIA VASTA

FEDERICO CARTA

 

A cura di Gaia Rotango e Vera Grassi

 

Si ringrazia Emilio Figus per la preziosa collaborazione riguardo le opere di Maria Lai, Marco Pili e Federico Carta.

 

Vi invitiamo al buffet di inaugurazione sabato 20 ottobre ore 18 in via Oberdan 11, Vigevano (Pv)

Apertura sabato, domenica e giovedì 1 novembre dalle 15 alle 19 e su appuntamento

 

La mostra La vulnerabile parola dell’arte promossa dalla Galleria ART on STAGE-contemporary art di Vigevano (Pavia), tra gli eventi di spicco della XI Rassegna Letteraria Città di Vigevano, si lega alle diverse iniziative che si svolgono in città con le tematica de "la parola".

L’ associazione, mantenendo la caratteristica che le è propria, coinvolge artisti di qualità e contenuto, provenienti da diverse esperienze e al di fuori del contesto locale, per portare nuovi stimoli e motivi di collaborazione.

Sono esposte le opere di: Maria Lai, Marco Pili, Antonello Ruggieri, Luisa Facelli & Roberto Gianinetti, Micaela Sala, Mauro Panichella, Giulia Vasta e Federico Carta.

Annovera, insieme ad altre opere, tre suggestivi artisti sardi come Maria Lai, Marco Pili, e Federico Carta (in arte Crisa). Grazie all’interessamento, ai suggerimenti, alla collaborazione fattiva di Emilio Figus, è oggi possibile vedere esposte, per la prima volta a Vigevano, opere di artisti noti per una biografia umana e culturale straordinaria. Il tema dei Libri d’artista è fra quelli più cari a Maria Lai che li ha cuciti spesso o trattati con le sue ormai celebri fantasie, anche monumentali: alla sua opera, dai riconoscimenti internazionali, sono stati ispirati e dedicati, inoltre, il Museo all’aperto e il Museo d’Arte contemporanea “La stazione dell’arte”, in Sardegna. In mostra, qui, un Libro in ceramica. I suoi lavori sono in collezioni private, in gallerie e presso istituzioni museali di prestigio; anche Marco Pili ha al suo attivo un curriculum ricco: è un artista informale che attraverso opere astratte tiene conto delle sue radici e di una moderna figuratività, specie nei lavori cui la sua terra offre spunti ed elementi materici di forte impatto. Federico Carta, classe 1984, dopo una pittura di graffiti, approda ora a esiti più maturi, anche nell’uso di materiali definiti da lui, in un’intervista, “oggetti utili” da discarica. In mostra “Parole stese”, polimaterico pittura carta e lamiera.

Sono presenti opere di forte identità espressiva con quella che è la poliedrica “vulnerabile parola dell’arte”, tra queste il libro d’artista dell’incisore vercellese Roberto Gianinetti, già ospite in due occasioni dello spazio di Via Oberdan: raffinate xilografie a colori, realizzate appositamente per l’evento, ispirate a un testo poetico inedito di Luisa Facelli.

L’arte è una lingua universale, un potente mezzo espressivo a volte più immediato delle parole. Ma proprio come esse può essere frainteso, quindi fragile e vulnerabile. Spesso l’arte e gli artisti si esprimono in un territorio di confine, dove i linguaggi si fondono e confondono per commistionare le forme e infrangere i codici: poesia, letteratura e immagine…

L’Arte è da sempre un terreno aperto a sperimentazioni e ricerche.

La parola, quindi, è analizzata non solo dal punto di vista semantico (parte della linguistica che studia il significato delle parole) ma semiotico, cioè come insieme di segni che rinviano a qualcos’altro.

“Attendo parola esercitando silenzio” , Antonello Ruggieri scrive questa frase su una striscia di tela ellittica sospesa al soffitto; una scelta che rimanda sia allo striscione usato per urlare slogan politici sia al baldacchino posto a protezione del Sacro. La frase ha un significato circolare che rimanda al pensiero orientale, dove parola e silenzio sono complementari, in fondo il silenzio può essere inteso come un’estensione dell’espressione verbale. La forma ellittica amplifica il senso di avvolgente accoglienza, una forma dinamica, dal movimento perpetuo e circolare. L’artista lavora sul significato di parola come fosse un atomo, un elemento elementare del linguaggio e come la musica necessita di silenzio per manifestarsi.

Dalla pittura tradizionale cinese trae ispirazione Micaela Sala. Questo lavoro è frutto di una ricerca e di un costante studio che vede impegnata l’artista da diversi anni e per l’occasione ha scelto di realizzare un trittico con il tema del susino in fiore, trattato con la tradizionale tecnica cinese con fondo laccato e pittura a olio, accompagnato da un aforisma taoista, nell’arte cinese pittura e calligrafia spesso si completano a vicenda. Le immagine sono accompagnate dal pensiero taoista del maestro Lao Tzu che esprime la stessa leggerezza e delicatezza del fiore del susino per mandare un messaggio di amore per le cose semplici in un’epoca complessa come quella in cui viviamo.

“The Relentless March of Time” è l’opera presentata da Mauro Panichella composta da una stampa e da un documento audio riprodotto mediante auricolari, che induce una riflessione sull’inesorabile scorrere del tempo. Lo spietato avanzamento di un processo che inarrestabile conduce alla morte, una resa impotente della vita di fronte al corso degli eventi. La scritta “relentless”(implacabile) è scritta in maniera ossessiva, una voce ripete la stessa parola e il volume man mano diminuisce fino a scomparire. Come la storia di una vita, le scritte man mano sbiadiscono, come i ricordi, come la bellezza, come tutto ciò che nasce. I ricordi passano il testimone alla memoria di ciò che è stato, attivando in noi la consapevolezza che, inevitabilmente, qualsiasi cosa prima o poi finisce.

Giulia Vasta fa una riflessione sulla parola come nome comune che indica un oggetto. I nomi comuni indicano persone, cose, animali, luoghi (etc.) in modo generico come appartenenti ad una classe. “Solo le cose possono essere contraddette mentre i nomi si prestano a molteplici interpretazioni” Socrate, E' da queste “molteplici interpretazioni” che parte la'idea per quest’opera dal titolo “Il nome delle cose”. Molte sono le interpretazioni che l'uomo può dare alla realtà in cui vive, e altrettanti sono i nomi con i quali possiamo riferirci alle cose del mondo. La mia ricerca produce una sorta di “schedario” una catalogazione scientifica di fotografie di diversi oggetti raggruppati da un nome che li rende tutti uguali anche se non lo sono. Il nome “ombrello” può indicare uno qualsiasi dei possibili ombrelli esistenti. Le immagini sono affiancate da scritte e note che evidenziano ciò che per me differenzia questi oggetti: ricordi, emozioni, storie.