L'arte, La mente e La percezione

Sabato 7 maggio 2011 alle ore 18, ART on STAGE inaugura la mostra L’arte, La mente e La percezione, a cura di Gaia Rotango.


Il mese di maggio sarà dedicato alla psicologia, un momento per avvicinare questa disciplina ai cittadini ed esplorare le connessioni con il mondo dell’arte, così su una tematica comune si confrontano gli artisti Marco Favazzi, Daniele Bursich, Francesco Contiero, Marco Coldesina, Puro e le psicologhe, Eleonora Grandi, Daniela Pauroso, Giulia Serretti e Sara Solbiati chiamate ad intervenire in tre appuntamenti molto stimolanti.

 

È noto che la realtà che vediamo è in parte da noi creata con una tale autonomia e soggettività da mettere in dubbio l’esistenza di un confine tra ciò che i sensi trasmettono al cervello sul mondo esterno e ciò che invece il cervello auto produce in una sorta di attività allucinatoria. Questo accade in funzione del proprio vissuto biologico, culturale, storico.

A volte gli artisti hanno preceduto gli scienziati nella scoperta dei principi fondamentali della visione grazie all’intuizione, in questo senso, arte e scienze della visione sono legate da sempre.

Noi vediamo per acquisire una conoscenza del nostro mondo e la visione è il meccanismo più efficace per arrivare a conoscerlo. La fisiologia e la neurologia hanno dimostrato che la visione, un fenomeno neuro – fisiologico che coinvolge la struttura anatomico - funzionale dell’occhio e strutture cerebrali estese, è un processo molto complesso. La luce raggiunge gli occhi e colpisce la retina, che manda gli impulsi fino al talamo e in fine nella corteccia visiva. I ricercatori sanno che la corteccia visiva seleziona, smista e integra le informazioni portate dai neuroni. Ricerche attuali fanno pensare che ci siano ben 30 aree cerebrali diverse che elaborano le informazioni visive raccolte dagli occhi.

Ma in che modo queste aree collaborano per dar vita a un’immagine? Come fa la mente a “vedere”?


Le opere d’arte mettono in scena realtà che sfidano e mettono in discussione la nostra percezione. L’artista condivide, attraverso l’opera, la propria visione del mondo, essa si fa veicolo di un messaggio etico. L’arte non è imitazione ma un’operazione d’espressione con cui l’artista riprende e converte in oggetto visibile ciò che senza di lui resta chiusa nella coscienza. Jean Pierre Changeux, neuro scienziato francese appassionato di arte e filosofia, ha studiato il cervello e le relazioni tra arte e scienze cognitive, egli afferma che l’ambiente non plasma ma modula il funzionamento di ciò che c’è già nel nostro cervello. Ogni area del cervello si occupa quindi di captare ed elaborare alcuni frammenti della realtà ma l’integrazione avviene a un livello superiore che chiamiamo coscienza.

Non c’è arte senza forma, ma nemmeno senza emozione, e l’una e l’altra si trovano a competere per dar luogo a un prodotto finale.